I disturbi vulvo-vaginali rappresentano ancora oggi un problema che, pur essendo noto da anni, è ancora sconosciuto alla maggior parte dei medici. Ne consegue che spesso le donne sono obbligate a peregrinare per anni tra vari specialisti (ginecologi, psicologi, medici specialisti in medicina alternativa), alla ricerca di una soluzione, senza trovare purtroppo, la diagnosi corretta. Questo può portare a ritardi terapeutici, a trattamenti terapeutici di ogni tipo, addirittura ad interventi chirurgici inutili (perineotomia) inefficaci e spesso ad effetto aggravante sui sintomi e sul disagio con pesanti ripercussioni psicologiche e sessuali per la donna e per la coppia.

Il dolore vulvare può avere un impatto forte sia dal punto di vista fisico che emotivo. Con il  dolore non soffre solo il corpo, ma anche e soprattutto la mente, che può esserne devastata. Il dolore rende tristi, rabbiosi, impotenti, disperati; abbruttisce, vela lo sguardo, modifica la voce, altera profondamente il comportamento.

Ecco di seguito i più frequenti.

DISPAURENIA (o dispareunia)

E’ un dolore avvertito durante una normale attività sessuale causando riduzione della frequenza ai rapporti. Il dolore può essere presente solo durante il coito oppure persistere anche dopo il rapporto o perdurare per due tre giorni.

In relazione alla sede del dolore si distinguono tre tipi di dispaurenia.

  1. Dispaurenia superficiale: dolore localizzato a livello dell’introito vaginale all’inizio della penetrazione. E’ spesso legata ad infezioni flogistiche della vulva, della vagina e delle vie urinarie, anomalie anatomiche dell’imene, esiti cicatriziali di interventi chirurgici, lacerazioni da parto, episiotomie, ecc…
  2. Dispaurenia medio vaginale: dolore localizzato all’interno della vagina. Può essere causato da ipertono della muscolatura del pavimento pelvico, vaginite, uretrite, ragadi anali, esiti cicatriziali di emorroidectomia, anismo, ecc…
  3. Dispaurenia profonda: quando il dolore è avvertito a livello pelvico (parte bassa dell’addome).
  4. La dispareunia da distrofia della mucosa vaginale è tipica della menopausa e dell’età peri-menopausale. E’ legata a deficit degli estrogeni, a fattori costituzionali, immunologici. Le mucose diventano rigide, sottili, anelastiche, scarsamente resistenti a traumi, biancastre.

VESTIBOLITE

Per vestibolite vulvare si intende l’infiammazione della mucosa del vestibolo della vagina, ossia dei tessuti posti all’entrata della vagina. E’ un disturbo vulvare non raro caratterizzato dalla presenza di tre sintomi principali:

  1. dolore/bruciore intenso che compare al contatto del vestibolo vaginale (es. durante l’applicazione di un tampone interno, visita ginecologica, sfregamento dei vestiti, indumenti troppo stretti, uso della bicicletta, ecc,,,)
  2. presenza di eritema (rossore, edema) del vestibolo di diverso grado;
  3. dispaurenia.

Le cause che portano alla comparsa della vestibolite sono varie:

  1. infiammazioni recidivanti da Candida;
  2. i microtraumi della mucosa del vestibolo vaginale subiti durante il rapporto sessuale. Queste microlesioni danno alla donna la sensazione di avere dei taglietti a livello del vestibolo; si verificano innanzitutto se il rapporto avviene in condizioni di scarsa o assente lubrificazione, e quindi con secchezza vaginale. La secchezza, a sua volta, può dipendere da scarso desiderio e scarsa eccitazione sessuale, carenza di estrogeni, dolore durante la penetrazione.
  3. alimentazione ricca di cibi contenenti zuccheri semplici (come gelati, dolci, cioccolata, bibite zuccherate) e lieviti (pane, pizza, focacce, birra), che facilitano le recidive di Candida;
  4. ipertono della muscolatura perineale conseguente al dolore. L’ipertono a sua volta porta a scarsa ossigenazione (ipossia) della muscolatura del pavimento pelvico accentuando ulteriormente la sintomatologia dolorosa.

Spesso le pazienti affette da vestibolite, accusano disturbi urinari come cistiti ricorrenti, cistiti interstiziali che sommate agli altri disturbi causati dalla vestibolite possono dare origine al “DOLORE CRONICO PELVICO”.

La VV è molto frequente: il 12-15% delle donne ne soffre, ma nonostante la sua frequenza sono ancora pochi i medici che la conoscono. Ciò porta la donna a sentirsi non capita ed a sottoporsi ad innumerevoli visite prima di arrivare ad una diagnosi. Il protrarsi della sintomatologia non curata peggiora il quadro sintomatologico, diventando cronico e rendendo la guarigione più difficile e la terapia più lunga e complessa.

VULVODINIA

E’ un disturbo vulvare cronico che compare in seguito a vestibolite non diagnosticata tempestivamente e non curata.   E’  caratterizzato da dolore non associato a lesione clinica visibile. Il prurito è assente.

La vulvodinia può essere localizzata (vulvare, clitoridea, vestibolare, vaginale, coccigea, anale), ma può essere diffusa interessando contemporaneamente tutte le zone anatomiche che costituiscono la zona perineale.

Ciò avviene perchè le continue infiammazioni portano al proliferarsi di nuove terminazioni nervose responsabili del dolore, a nuove connessioni nervose responsabili dell’aumento della percezione del dolore, ad una contrattura del pavimento pelvico che rende i tessuti sempre più sofferenti ed il nervo pudendo sempre più infiammato (nervo responsabile della innervazione dell’apparato genitale), alla depressione che abbassa la soglia del dolore.

TERAPIA

La terapia dei disturbi vulvo vaginari è varia e soggettiva. La guarigione è più che possibile, ma è molto lenta (almeno 6 mesi di terapia) e procede con momenti di miglioramento alternati a periodi di regressione.

Si basa principalmente ricercando la causa che ha determinato l’insorgenza della patologia, si associano terapie locali con lo scopo di togliere l’infiammazione della vagina e del vestibolo, terapie comportamentali quali dieta appropriata, astensione dai rapporti (durante il ciclo terapeutico), modificazioni dello stile di vita.

Possono essere somministrati farmaci antidepressivi che, oltre a rilassare la muscolatura perineale riducendo gli spasmi muscolari, regolano i neurotrasmettitori responsabili della trasmissione dei messaggi da un nervo all’altro.

Nei casi più gravi si possono eseguire infiltrazioni locali di anestetico producendo un sollievo del dolore. La durata dell’effetto antidolorifico dura qualche ora all’inizio della terapia, in seguito per qualche giorno per giungere poi a settimane, mesi fino ad arrivare alla possibile guarigione definitiva.

Fondanentale rimane comunque la riabilitazione del pavimento pelvico che, attraverso particolari esercizi fisiochinesiterapici, ha lo scopo di sciogliere le tensioni muscolari in particolare della muscolatura vaginale e perineale, migliorare l’irrorazione sanguigna e ridurre l’infiammazione del nervo pudendo.